Il processo di transizione al digitale che stiamo vivendo è una rivoluzione senza precedenti. Le trasformazioni industriali del passato, infatti, avvenivano a una velocità decisamente inferiore: i mutamenti si misuravano in anni e non in mesi e i confini tra diversi ambiti tecnologici erano più stabili.

Il nuovo passo accelerato del cambiamento pone alle organizzazioni e al management tradizionali una sfida molto impegnativa.

In questo scenario, le soluzioni per il Lavoro Agile supportano il percorso di trasformazione delle organizzazioni aziendali attraverso la ridefinizione di spazi, tecnologie e processi.

 

Smart Working è Lavoro Agile

 

Ma a che punto siamo con lo Smart Working in Italia?

 

Dal 10 maggio 2017 il Lavoro Agile in Italia è legge. I livelli di adozione però, seppure in crescita, sono ancora ridotti: secondo la ricerca presentata dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano a ottobre 2017, sono 305.000 i lavoratori smart oggi in Italia, cioè il solo 8% della popolazione di quadri e impiegati in aziende con almeno 10 dipendenti (nel 2013 erano il 5% e lo scorso anno il 7%). 

 

I pilastri dello Smart Working 

 

Perché le soluzioni di Lavoro Agile siano adottate sistematicamente e con successo, è importante rispettare alcuni principi su cui si basa:

  • collaborazione e comunicazione
  • responsabilizzazione ed empowerment dei lavoratori
  • personalizzazione e flessibilità
  • valorizzazione dei talenti e dell’innovazione
  • leve di progettazione e policy organizzative adeguate
  • adozione di tecnologie digitali a supporto
  • attivazione di layout fisici facilitanti
  • rinnovati comportamenti e stili di leadership

Nelle grandi realtà aziendali, di solito i progetti di Smart Working partono dall’organizzazione degli spazi. L’Information Technology ha il governo della parte tecnologica e opera in coordinamento con Risorse Umane per sostenere il change management/la formazione interna. Fondamentale è poi il commitment del Vertice aziendale, che ha un ruolo forte e riconosciuto di influencer e di decisore finale. 

 

Per sapere quali sono gli strumenti abilitanti allo Smart Working, clicca qui e leggi l’articolo dedicato!

 

Quali sono i benefici? 

 

Gli Smart Worker, sottoposti a un’intervista online realizzata dall’Osservatorio del PoliMI, hanno dato risposte interessanti.

Sono più soddisfatti del proprio lavoro rispetto agli altri lavoratori. Hanno maggiore padronanza di competenze digitali, tra cui in particolare la capacità di usare efficacemente una vasta gamma di strumenti di comunicazione virtuale e di collaborare in team virtuali esercitando nuovi stili di leadership adeguati al contesto. 

Lo stesso Osservatorio ha stimato, numeri alla mano, che l’adozione di un modello “maturo” di Smart Working per le imprese può produrre un incremento di produttività pari a circa il 15% per lavoratore, che a livello di sistema Paese significa 13,7 miliardi di euro di benefici complessivi.

E i vantaggi sono anche per i lavoratori e per l’ambiente. Basta una sola giornata a settimana di lavoro agile per far risparmiare in media 40 ore all’anno di spostamenti e per ridurre le emissioni di CO2 di 135 kg all’anno.

 

Il kit dello smart worker

 

Quali sono gli ostacoli?

 

Tra i motivi che ostacolano un’adozione più massiccia dello Smart Working, in primis compaiono le resistenze o, almeno, la mancanza di interesse da parte dei capi. Elementi ostacolanti, però, sono anche la limitata digitalizzazione e scarsa dotazione tecnologica dei lavoratori.

 

Lavorare in remoto: cosa ne pensa Marco Montemagno? Guarda il video!