Con Europa 2020, la strategia per una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva, la UE ribadisce l’importanza della creazione di un Mercato Unico Digitale: uno spazio senza frontiere interne nel quale viene assicurato a imprese e cittadini l’accesso ai beni e servizi digitali in tutta Europa, secondo un quadro normativo condiviso.

Il Mercato Unico Digitale potrebbe apportare all’economia europea una crescita aggiuntiva di 250 miliardi di euro e creare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro.

Benefici per tutti: le aziende possono proporre e vendere i propri prodotti su un mercato di 500 milioni di persone, usando canali online senza barriere, i cittadini hanno accesso online ai servizi digitali, inclusi quelli si trovano in un Paese diverso dal proprio.

Fare rete

Quello che ancora manca a livello europeo è un approccio globale che superi la frammentazione dei singoli mercati. Recentemente la UE, all’interno della strategia del Mercato Unico Digitale , ha presentato un pacchetto di misure volte a sostenere e collegare le iniziative nazionali per la digitalizzazione dell’industria e a favorire la sinergia tra investimenti pubblici e privati.

L’obiettivo è fare rete, creare connessioni economiche e sociali, trovare un quadro normativo condiviso. La posta in gioco è alta: competere in un mercato globale sempre più connesso, in cui i singoli Stati hanno meno capacità di controllare la fitta rete di relazioni e le città sono diventate i nodi più rilevanti.

Nell’attuale sistema geo-politico, infatti, sta emergendo una nuova forma di organizzazione, regionale e multipolare: le megacities.

Le Megacities: nuove mappe geografiche

Le Megacities (o città-stato), intelligenti e iperconnesse, rappresentano un nuovo modello di organizzazione geografica, non più basata sui confini politici ma sulla connessione, fisica e digitale.

Questa è la visione di Parag Khanna, Direttore della Global Governance Initiative per conto della New America Foundation e politologo di fama internazionale, considerato dalla rivista Esquire come “una delle persone più influenti del XXI secolo”.

Nel suo ultimo saggio “Connectography – Mapping the future of global Civilization”, introduce il tema della connettografia, un nuovo modello di geografia, non più basata sulla sovranità nazionale ma sulle città-stato, agglomerati urbani che connettono persone, risorse, merci, energia e investono in infrastrutture.

Guarda l’intervento di Khanna al TED 2016 – “How megacities are changing the map of the world”: un viaggio tra le megacities del mondo – dall’Ucraina all’Iran, da Panama City a Dubai, dal Circolo Artico alla Cina del Sud. Tutte in competizione tra loro sul piano della connettività, dell’accesso ad Internet e degli investimenti in infrastrutture di comunicazione.

In evidenza

  • Da nazioni e confini a infrastrutture e reti di distribuzione: la connettività in tutti i settori – trasporti, comunicazione, energia – ha rivoluzionato il pianeta, dando forte slancio alla mobilità di persone, beni e conoscenze. Oggi, nella società globale interconnessa, non ha senso parlare di geografia politica, ossia come il mondo è legalmente suddiviso, ma di geografia funzionale, ossia come lo usiamo.
  • La connettività, non la sovranità, è diventato il principio organizzativo della specie umana. Alcuni dati parlano chiaro: a livello globale gli investimenti in infrastrutture superano di gran lunga le spese militari ed è previsto che nei prossimi 40 anni saranno costruite più reti di quanto accaduto nei passati 4.000 anni.
  • L‘urbanizzazione planetaria è un megatrend del XXI secolo. Le megacities sono i luoghi, fisici e tecnologici, più identificativi del nostro tempo: nel 2030 più di 2/3 della popolazione vivrà nelle città. All’interno di queste aree urbanizzate si concentrerà il maggior numero di corridoi multimodali, cioè quella fitta rete di infrastrutture come oleodotti, gasdotti, ferrovie, reti autostradali, reti di telecomunicazione, ma anche fiumi, canali e vie marittime, che permettono scambi di merci, persone, e risorse energetiche.
  • Entro il 2030 le Megacities, presenti in tutti i continenti, saranno 51. L’asse Tokyo – Nagoya – Osaka rappresenta la città stato più grande al mondo: ospita 80 milione di persone e rappresenta la maggior parte dell’economia giapponese. Un altro interessante esempio è la Smart Nation di Singapore: un polo di attrazione per le aziende tecnologiche di tutto il mondo, che si è trasformata nell’Hub principale dell’ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico) . Le megacities hanno una potenza economica che supera quella delle singole nazioni (con un PIL stimato di tre miliardi di dollari, quanto quello dell’India), sono fortemente interconnesse e cooperano per favorire una crescita sostenibile.
  • Urbanizzazione sostenibile. Più di 200 città stanno collaborando per frenare le conseguenze del Climate Change – tenendo sotto controllo le emissioni di gas serra grazie a investimenti in edilizia smart o in servizi intelligenti come il car sharing e le auto elettriche – e per ridurre le disparità sociali con investimenti in infrastrutture – dai trasporti alle telecomunicazioni, dalle reti autostradali a quelle elettriche.
  • Pax africana. La cooperazione al di fuori dei confini nazionali garantisce una maggiore stabilità economica e politica. Come sta accadendo in Africa orientale: qui 6 nazioni stanno investendo in reti ferroviarie e in corridoi multimodali per facilitare l’accesso al mercato anche a quei Paesi che non hanno sbocco sul mare. Ora questi Paesi cooperano per gestire le risorse energetiche, secondo politiche di investimento condivise.